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Le colonne d’Ercole

Quando ho iniziato il corso di informatica credevo che si limitasse ad un noiso percorso sull’apprendere l’utilizzo di programmi che molto difficilmente nella vita avrei mai ovuto l’occasioni di utilizzare e, di conseguenza, avrei sempre evitato.

La prima lezione mi è sembrata quasi uno scherzo: non aveva niente a che vedere con le classiche lezioni a cui ero abituato a frequentare. Quando poi è stata proposta la modalità di esame che prevedeva l’apertura di un blog, ho pensato che in breve tempo avrei superato l’esame.

La prima difficoltà di questo corso è stata proprio la parte che ritenevo fosse più facile: aprire un blog sull’argomento che più mi interessava. Dopo i primi giorni mi sono reso conto dell’enorme scoglio che dovevo superare: aprire un blog su cosa ?

Per la prima volta mi sono trovato perso di fronte ad un esame: non sapevo cosa scrivere ! Avevo tante idee perchè mi interesso a molte cose, ma quale idea era giusta ?

Ho finito col postare alcuni scritti sconclusionati e privi di alcuna connessione apparente, proprio perchè tutto d’un tratto mi sono ritrovato sprofondare in una libertà che non avevo mai incontrato prima e di cui avevo paura.

Nel mio percorso accademico ho sempre trovato dei binari su cui far scorrere la mia “fantasia” sicuro del fatto che non ci fossero pericoli nell’incontrare l’errore che mi avrebbe penalizzato nel punteggio finale. Per mia fortuna ho scoperto che ciò che mi rendeva saldo era invece la mia debolezza, l’essermi lasciato abituare a pensare in determinati schemi mi ha precluso la capacità di “pensare come avrei pensato io”.

Ho scoperto che esistono molteplici punti di vista da cui può essere osservata una cosa, e che non necessariamente dove coincidere con il mio indirizzo di studio. Ho appreso che per ammirare la bellezza di un paesaggio montano non è necessario conoscere i lunghissimi processi che hanno consentito la formazione di quel crinale e come non è necessario essere informati sulle tecniche di pittura per apprezzare un affresco. Purtroppo tendiamo a focalizzare la nostra attenzione su un oggetto con un unico punto di vista uccidendo così il fascino e la magia di un fiocco di neve riducendolo a sola H2O congelata in un freddo reticolo cristallino.

Mi sono sempre ritenuto una persona capace di “pensare fuori dagli schemi”, una persona capace di coltivare le proprie idee senza subire influenze esterne, una persona capace di ragionare con parole proprie e non tramite aneddoti o frasi dette da personaggi storici morti anni addietro (che di conseguenza, per alcuni induividui, sono necessariamente vere e quindi  infallibili).

Pur ritenendomi una persona aperta al dialogo ed a nuove idee, ho sempre ritenuto indispensabile agire contando sulle mie sole forze perchè affidarsi ad altre persone era pericoloso in quanto molte pensano solo al proprio benessere non disdegnando dell’opportunità di danneggiare il prossimo. Era una menalità che sfortunatamente ho coltivato a mie spese ed a cui mi ero rassegnato e che la competitività scolastica non ha fatto altro che allevare.

Non voglio fare un attacco ai metodi di istruzione che sono ormai diffusi in tutte le scuole, non voglio dire che il sistema non funziona e non voglio nemmeno dire che la scuola non serve, voglio semplicemente dire che è necessario coltivare una consapevolezza del Sapere.

In un primo periodo è indispensabile indirizzare e guidare uno studente nel suo indirizzo di studi, ai bambini si insegnano le nozioni fondamentali per affrontare ulteriori livelli di istruzione (francamente ritengo che sia indispensabile formare delle basi solide, guidati da un “ingegnere” della conoscenza, su cui poter erigere un edificio solido).

Dopo aver costruito le fondamenta si procede alla costruzione di un prototipo del “palazzo del Sapere” approfondendo e ampliando le conoscenze apprese nelle scuole medie inferiori.

Alle superiori dovremmo demolire il prototipo per sostituirlo con una casa costruita da noi non più studenti. Purtroppo, spesso e volentieri, c’è un ulteriore consolidamento della conoscenza finora appresa eliminando così la capacità di elaborare un’idea propria da esprimere con parole proprie. Ormai lo studente ( che sono, e che sono stato), e non l’uomo in cerca del Sapere, tende a studiare per una macchia di inchiostro scritta in un registro, e non per ampliare le sue vedute. Come se non fosse già sufficiente, nelle classi si lasciano accendere delle rivalità per il voto che sono dannose per l’individuo e per l’apprendimento.

Già alle superiori ho scoperto mio malgrado la necessità di studiare per me, non per il voto, e che l’unica persona con cui ero in competizione non poteva essera altro che me stesso.Ho appreso che la Scienza non ha mai avuto bisogno binari su cui essere indirizzata e che l’uomo ha sempre trovato il progresso senza competizione e schemi rigidi, ma solo grazie al suo ingegno.

Il vero apprendimento avviene quando l’uomo si ingegna per risolvere problemi che si presentano sul suo percorso (basti pensare alla matematica) e non quando gli viene “imposta” una soluzione. Sarebbe bello se lo studente delle superiori fosse libero di costruire un proprio percorso di studio senza alcuna imposizione/guida e sarebbe altrettanto bello se la classe discutesse sulle idee nate da così tanti percorsi diversi.

Purtroppo, però, questa idea temo resti solo a livello utopico perchè i tempi necessari per apprendere sono necessariamente più lunghi di quelli che occorrono per imparare.

Durante questo percorso ho appreso l’esistenza di un internet intelligiente non presente solo per scaricare dati e costruire ricerche scolastiche, ma sopratutto per avere coscenza del mondo che mi circonda, per informarmi, e non solo per divertirmi. Ho trovato un internet di cui posso fare a meno, un internet non indispensabile, estremamente utile, ma non fondamentale.  Ho scoperto un mondo dove non esiste competizione e che la conoscenza di uno è aiutata per migliorare o aiutare l’apprendimento di altri senza secondi fini, mondi come Medwiki e Ubuntu… mondi che mi hanno fatto capire che non tutte le idee sono utopie.

Faccio i miei complimenti ha chi è riuscito a leggere fin qui !

Sono consapevole di aver concepito un discorso molto lungo e sono altrettando coscente di aver spaziato da un argomento all’altro, ma questo è ciò che mi sento di scrivere alla “fine” di un percoso che non teminerà mai.

Ascoltare è importante

Saper ascoltare è difficile per tanti motivi: riduce ad un’attività passiva, costringe a seguire un discorso che non necessariamente richiama la nostra attenzione, pone una condizione di “subordinazione”…

Benché abbiamo raggiunto lo straordinario numero di sei miliardi (milione più, milione meno), l’uomo si sente sempre più solo: siamo sempre più insoddisfatti della nostra vita, crediamo di essere gli unici individui a soffrire e crediamo di essere i soli a poter affrontare quel problema.

Abbiamo mai provato a parlarne ? Abbiamo mai provato ad ascoltare ?

Si e No.

L’ascolto si può imparare, ma deve essere insegnato. Fortunatamente ho avuto accanto persone che mi hanno insegnato l’arte dell’ascolto facendomi diventare una persona capace di ascoltare, magari non sono in grado di rapportarmi con una persona seduta oltre lo schermo bianco del computer, ma in passato ho saputo ascoltare numerose persone e continuo tuttora a farlo.

Magari non sento lo stesso appagamento che provo quando ottengo un piccolo successo personale, ma quando riesco ad ascoltare una persona è come se diventassi parte di essa. Riuscire a muoversi tra i suoi pensieri, tra i suoi ragionamenti, senza violare la sua identità… è strano a dirsi ma ascoltando viviamo la persona che abbiamo di fronte a noi.

Un amico mi ha fatto scoprire questa canzone e mi pare che renda perfettamente l’idea della situazione che stiamo vivendo:

Science officer:]
As we return to earth, memories are haunting me
My strange rebirth, coming back to life
I remember the dark and how my friends set me free
I sacrificed my life so they could survive
[Communications officer:]
There’s something wrong on planet Earth
We can not reach our world
Some strange device slowly emerged
Can you hear the cries?
There’s something wrong, what can we do?
We can’t communicate
All systems fail, all power too
We can’t reply
[Science officer:]
It must be unaware of the damage it’s creating
They are reaching out to the seven seas
It’s not with man they’re communicating

We’re going back in time, back in history
[Captain:]
We shape life, we travel space
But we don’t know the words to the songs of the ocean
[Doctor:]
We survived the ‘human race’
But we don’t know the words to the songs of the ocean

Assignment 5 – Coda

Ho trovato finalmente il tempo di aggeggiare tra i vari programmi sparsi nel web, devo dire che alcuni sono particolarmente adatti ai miei passatempi e quindi ritengo utili, altri invece, non rientrando nella mia fascia di interesse (che non coincide necessariamente con il mio percorso di studi) reputo meno interessanti.

Eccone alcuni:

  • Delicious – è un ottimo programma perché permette di salvare i propri preferiti in una sede
  • diversa dal proprio computer, inoltre consiglia altri siti simili a quelli salvati
  • permettendomi così di trovare alternative ai miei soliti siti. Lo consiglio in
  • particolar modo a chi, come me, esegue periodicamente il backup del proprio pc,
  • con questo programma non sarò più costretto a scervellarmi per ritrovare i miei
  • siti preferiti.
  • Facebook – Chi non lo conosce ? E’ uno dei pochi siti che non ha bisogno di presentazion
  • Ha delle grandi potenzialità che sfortunatamente non viene sfruttata.
  • Ultimamente ho scoperto la possibilità di far parte/creare gruppi, in particolare
  • nel gruppo di cui faccio parte organizziamo e discutiamo le possibilità della
    nostra compagnia storica, abitando tutti a discrete distanze ci permette in breve
    tempo mi comunicare e raggiungerci. Su queste basi ritengo che facebook sia
    un sito più che utile, se utilizzato correttamente
  • – YouTube – Altro sito di cui ero già a conoscenza. L’ho sempre sfruttato per ascoltare le mie
  • canzoni preferite e scoprirne di nuove, trovare nuovi modi per impegnare il
  • poco tempo libero che ho, risolvere piccoli problemi in cui abitualmente
  • incappo. Ma francamente non ho mai cercato lezioni didattiche perché ho
  • sempre ritenuto bisogno di “respirare la stessa aria che respira il professore”,
  • poterlo interrogare e discutere delle mie difficoltà nell’apprendimento della
  • materia. Mi sembra un modo di fare lezione in “una sola direzione”, proverò a
  • mettermi in discussione seguendo un paio di lezioni di matematica ^^’.
  • – Twitter – Altra community in cui puoi gestire un micro blog. La lunghezza delle
      • pubblicazioni è limitata a pochi caratteri, può sembrare uno svantaggio ma in

        realtà ti aiuta a esprimere le tue opinioni il più sinteticamente e chiaramente

        possibile. In questo modo è possibile confrontare le proprie opinioni senza dover

        scorrere pagine su pagine di commenti. Riporto la presentazione del sito:

        “ puoi scegliere chi seguire e chi ignorare: segui le persone che interessano a te,

        ignora gli altri”.

    • Anobii – Comunity in cui sono presenti recenzioni, articoli, consigli e commenti sugli

      ultimi libri. Lo consiglio caldamente e coloro che amano la lettura e non sanno

      scegliere il prossimo libro da leggere.

  • Scribd – è un sito dove chiunque può leggere, pubblicare, le proprie “opere”. E’ forse il

    ritorno di una letteratura libera dal mercato editoriale ?

  • Dotsub – Interessante sito con cui è possibile subbare i video. Permette a chiunque do

    sottotitolare i propri video preferiti, rendendo magari comprensibile una lezione

    on-line a chi non è avezzo all’inglese.

  • Flickv – programma che converte ogni formato audio o video in DVD, senza ricorrere a

    programmi “pirata” e senza necessariamete spendere fior di quattrini in programmi

    spesso difficili da utilizzare

  • Stumbelupon – interessantissimo sito dove è possibile pubblicare, condividere, modificare le

    proprie fotografie. Per gli appassionati della fotografia è una vera manna, si

    trovano numerose persone pronte a consigliare vari metodi di fotografia.

    Inoltre è possibile scaricare splendide foto, una delle quali è già come sfondo

    sul mio desktop ^^

  • Slideshare – Sito dove è possibile scaricare/caricare slide di presentazioni in powerpoint.

    Purtroppo, almeno per ora, è obsoleto in quanto i professori sono disponibili a

    condividere le proprie presentazioni delle lezioni da loro svolte.

  • Deviantart – Sito simile a StumbelUpon ma esteso ad ogni significato di arte. Sono presenti

    immagini di ogni tipo, da fotografie a tavole. Ottimo esempio di arte libera.

  • Takingitglobal – sito di chat che può essere una valida alternativa a facebook

Folksonomy

Quando ho letto il post sul metodo di ricerca di Google non ho potuto fare a meno di sorridere. Spesso l’idea più efficace è quella più semplice: non effettuare una catalogazione dei siti presenti in internet, ma lasciare che “siano loro a farla per te” è effettivamente qualcosa di geniale.

 

[Sfruttare le connessioni nate casualmente in internet invece di “imporre” una sorta di ordine per trovare ciò che cerchiamo]

 

E’ tutto un altro ragionamento, cercare di fare ordine in un oceano di siti certamente non è una cosa facile inoltre, quando cerchiamo di catalogare, non sempre riusciamo a trovare la soluzione migliore ne ad accontentare tutti perché siamo costretti a scegliere secondo le nostre priorità che certamente differiscono da quelle di un altro utente.

 

Lo sfruttare le connessioni tra siti nati caoticamente, mi ha ricordato molto la mia idea di ordine: è molto più facile trovare ciò di cui ho bisogno cose nel mio “disordine” che cercarle dopo un drastico intervento di ordine materno.

Magari i ricercatori di Google si sono proprio ispirati al disordine che inevitabilmente nasce in un ambiente come la propria camera da letto.

 

I due modi di pensare sono molto differenti perché i ricercatori di Yahoo si sono limitati ad applicare la vecchia catalogazione imponendo così un ordine, mentre i ricercatori di Google hanno preferito, di nuovo, sfruttare le connessioni nate casualmente e spontaneamente tra i siti in internet. L’imposizione di un ordine è un’attività propriamente umana, ognuno ha la sua idea di ordine e tende ad imporla nell’ambiente in cui vive. Se ci facciamo caso la natura non ha ordine, cresce e si manifesta nelle forme più varie e caotiche; un ulteriore esempio può chiarire il concetto.

 

Descrizione bosco:

 

Se avete la fortuna di aver camminato, anche se per poche ore, in un bosco capirete cosa sto per dirvi.

Poniamo un passo avanti all’altro su un sentiero, non è grande, ci permette di camminare fianco a fianco, ma spesso dei ciuffi di erba vermiglia si protraggono dentro il percorso. Dobbiamo fare attenzione a dove mettiamo i piedi perché spesso dal manto di foglie emerge un sasso o un ramo secco che può farci inciampare. Non abbiamo caldo, perché le verdi foglie di abete offrono riparo dal Sole che le conferiscono il loro caratteristico colore smeraldo.

Parliamo con il nostro compagno di scampagnata dei problemi che la vita ci pone, parliamo di come risolverli, e spesso ci sciogliamo in risate. Guardiamo l’ambiente attorno a noi, vediamo uno sconfinato manto di foglie che copre il terreno, tra i tronchi degli abeti emergono gli arbusti di ginestra con i loro fiori gialli, vicino a una pietra scorre veloce un rigagnolo di acqua e se guardiamo attentamente vediamo attorno ad esso le impronte di quegli animali che calmano la sete con le sue acque. Il sentiero è pulito perché tante persono percorrono questo tratto, il nostro passo è veloce. Quando ormai ci siamo abituati alla vista degli abeti lo scenario comincia a cambiare e i tronchi ruvidi vengono sostituiti da altri lisci e contorti, siamo entrati in un bosco di faggi ! Continuo a guardarmi attorno e vedo che tra i tronchi dei faggi persiste ancora qualche abete… Stiamo entrando in un sentiero meno battuto, si stringe, dobbiamo fare attenzione e spesso siamo costretti a scavalcare un albero caduto. Continuiamo a parlare, ma la nostra attenzione è focalizzata ai cambiamenti del terreno che continuano a stupirci e ad interessarci.

 

 

 

Vivaio –

La strada sterrata è grande, deve permettere il passaggio del trattore. Camminiamo in linea, parliamo del quotidiano. Periodicamente ci fermiamo ad ammirare un fiore particolarmente bello, discutiamo del suo profumo, del suo colore, di come sarebbe bello averlo in giardino.

Riprendiamo a camminare.

Ci fermiamo nuovamente ad osservare un secondo fiore, è bello come il primo, ma il colore è leggermente più sfumato, sarebbe bello averlo in salotto e mostrarlo agli amici.

Torniamo a camminare.

Troviamo un terzo fiore, non è bello come i precedenti, ma ha un profumo impareggiabile, il nostro amico ci dice come è riuscito ad ottenere quella varietà; tutti dovrebbero averne uno in tinello.

Camminiamo ancora.

Altro fiore.

Cammina altro fiore.

Cammina.

Altro fiore.

Pian piano non mostriamo più alcun interesse per i fiori, la nostra attenzione verte su altri argomenti della discussione ed il camminare nel vivaio diventa pura attività fisica.

 

 

Estratto –

Il bosco, essendo vario e disordinato, incuriosisce costantemente chi lo attraversa. Il vivaio, per contro, essendo vario ma ordinato, non mantiene alta l’attenzione di chi vi cammina.

La genialità di Google risiede proprio in questo, riuscire a mantenere alta l’attenzione di chi ne fa uso richiamando l’interesse dell’utente mediante la continua presentazione di risultati simili, in questo modo è possibile confrontare i risultati di ricerca tra quelli disponibili in tempi brevi.

Purtroppo Google è uno strumento la cui mentalità molto aperta difficilmente viene compresa da chi non è “addetto ai lavori”; sfortunatamente una persona che è abituata a una catalogazione bibliotecaria, trovandosi in un ambiente privo di alcuna catalogazione, ed essendo dunque privo di punti di riferimento, si perde e non può sfruttare appieno le potenzialità di internet.

Il modello di logica di questo motore di ricerca è nuovo, opera fuori dagli schemi del “vecchio modello” perché non esegue ricerche per temi, nuclei o stili, ma ricerca per intuizione in un ambiente in cui i dati nascono e si aggregano caoticamente. Paradossalmente uno strumento scientifico sfrutta una aggregazione spontanea che non è scientifica.

I numerosi risultati ottenuti stimolano la curiosità dell’utente che è incuriosito a continuare a cercare e cercando trova altri stimoli che lo spingono a cercare nuovamente, in questo modo la curiosità stimola se stessa e in breve tempo dall’argomento iniziale giungiamo ad un secondo, poi ad un terzo e così via. Il continuo sollecitamento della curiosità impedisce l’appiattimento della cultura perché la cultura fine a se stessa è mero nozionismo.

 

Sfortunatamente l’uso di internet nelle scuole non è incentivato: quando un professore assegna una ricerca da svolgere il più delle volte si preoccupa di avvertire che non accetterà fonti tratte da internet e raccomanda l’uso dell’enciclopedia. Probabilmente l’uso di internet non è ben visto a scopo didattico per la sua facilità di uso: non è necessario sapere la vita di un personaggio storico per trovare tutte le informazioni necessarie per lo svolgimento della ricerca, basta semplicemente scrivere il nome del soggetto e cliccare su cerca. Sfortunatamente sembra che uno strumento facile da usare, perché non richiede la conoscenza dell’argomento trattato, non sia valido per ampliare la propria conoscenza; invece il potenziale di Google risiede proprio in questo ! Una persona completamente ignorante in computer può facilmente comprendere l’argomento semplicemente cercando su internet e spostarsi su siti che ritiene più congeniali per apprendere, in breve tempo può capire quale scheda video è più conveniente e adatta ai suoi scopi.

 

Con l’avvento di Internet, l’umanità ha fatto lo stesso salto di qualità di vita che ha compiuto durante il 1700 quando alcuni intellettuali si sono riuniti per scrivere l’Enciclopedia: internet è l’enciclopedia del 2000.

 

 

Tornando alla dicotomia ordine/disordine ritengo che essi siano le due facce della stessa medaglia, ed essendo due concetti completamente soggettivi essi differiscono da persona a persona. Ci preoccupiamo di mantenere in ordine l’ambiente in cui viviamo ma non ci rendiamo conto che non c’è solo bisogno di ordine, ma dobbiamo anche fruire di noi stessi per vivere.

Secondo alcuni poeti, dentro ognuno di noi vi è una No Man Land (= terra di nessuno): è un luogo particolare in cui io uomo mi sento libero, solo io la posso percepire, e dove c’è il mio ordine che nessun altro comprende. Ritengo che chi ha progettato Google sia più filosofo che scienziato perché è riuscito, consapevolmente o meno, a sfruttare questa parte fantasiosa insita nell’uomo consentendo così a Internet di sopravvivere nel tempo poiché l’essere umano, se vive in un ambiente dove tutto è codificato, si annoia perché ha bisogno di continue ricerche e scoperte.

Questi filosofi di Google hanno preso le informazioni che tutti vogliono, internet come strumento, e li hanno uniti alla creatività e alla fantasia dell’uomo che consentono di non annoiarsi, se internet diventasse uno strumento freddo, ordinato, distaccato secondo schemi scientifici, probabilmente l’uomo si stancherebbe di usarlo.

In conclusione, Internet è fantasia, è creatività perché io posso costruire la mia Terra di nessuno in esso.

 

Assingment 4

Le reti

Come posso presentare il mondo delle reti ad una persona ?

Come posso mostrare un universo che è sempre stato sotto i suoi occhi ?

Come posso aprire le porte ad uno stile di vita che non ha riconosciuto pur vivendolo ?

Le reti sono condivisione, sono uguaglianza, sono rispetto reciproco, sono libertà…..

Se osserviamo una comune rete, per esempio quella di un pescatore, possiamo notare che è costituita da numerosi fili che si intrecciano formando dei nodi.

Lo schema delle reti non è molto distante: i nodi sono le persone, i fili che li collegano sono le connessioni.

Il mondo delle reti è stato “riscoperto” con l’avvento di internet, più persone collaborano per creare nuovi siti d’informazione, nuovi programmi alla portata di tutti, senza alcuno scopo di lucro.

Basti pensare ai vari lettori multimediali che sono in circolo e che possono essere scaricati gratuitamente senza ricorrere a mezzi “illeciti” (VLC è uno dei tanti). Ultimamente ho scoperto nuovi siti che reputo molto utili:

  • ANSA è un sito dove vengono pubblicate in tempo reale le notizie che avvengono nel mondo,

posso informarmi sui fatti avvenuti senza seguire le “mode” dei telegiornali.

una mia playlist che posso modificare facilmente e senza effettuare obbligatoriamente un log

in.

Esistono anche sistemi operativi creati da programmatori e diffusi liberamente nel Web:

ovviamente sto parlando di Linux, Ubuntu, sistemi operativi gratuiti che rappresentano una valida alternativa ai software come Windovs e Mac con il consistente vantaggio di essere gratuiti e esenti da minacce quali virus. E’ ingiustamente diffusa la convinzione che siano programmi difficili da usare, e quindi riservati ai pochi “geni” del computer, al contrario ! Una persona avezza a Windovs può tranquillamente utilizzare Ubuntu senza tanti problemi. Potrei passare ore a elogiare i vantaggi di questo sistema operativo, ma per evitare di annoiare i pochi lettori che passeranno su questa pagina preferisco postare il link del sito di Ubuntu.

http://www.istitutomajorana.it/

Esempio di rete:

studenti – Senza andare nel “trascendentale” un semplice esempio di rete può essere rappresentato

da due studenti. Il primo è bravo in matematica ma scarso in filosofia, il secondo è

scarso in chimica ma eccelle in filosofia. Il secondo si propone di aiutare il primo, che a

sua volta trova un terzo amico che può aiutare in chimica l’amico “filosofo”. In breve

tempo si forma un gruppo di studio in cui tutti aiutano tutti traendo vantaggio nello

studio, in questo modo l’apprendimento risulta più veloce, rapido, divertente,

migliorando così il rendimento scolastico di tutti. Chi non si è mai fatto aiutare da un

amico a studiare ?

orchestra – tanti musicisti che collaborano verso uno scopo comune: creare emozioni. In questo

meccanismo ogni artista mostra le proprie capacità, pari e non superiori ne inferiori, ai

suoi compagni di percorso. Esiste un solista certo, ma cosa farebbe senza altri colleghi

che contribuiscono alla creazione dell’atmosfera ? Resterebbe solamente un arido

esercizio di virtuosismo, probabilmente privo di quella carica emotiva che caratterizza

l’esecuzione di un brano da parte di più musicisti.

Ecosistema – Esistono numerose specie di animali, ognuna di esse ha uno scopo, un ruolo nel

grande disegno della Vita. Esistono predatori, erbivori, saprofagi … tante diversità,

ma con uno scopo comune, disinteressato, vivere !

Organismo – Come studente di medicina non posso non fare un esempio del genere ^^

Prendiamo in esame il nostro corpo:

  • sistema nervoso
  • apparato locomotore
  • apparato digerente
  • apparato escretore
  • sistema endocrino
  • ……..

Ogni apparato svolge il suo compito preciso, con assoluta precisione, finalizzato al mantenimento in vita della nostra persona. Se un apparato funziona meno di altri stiamo male, se funziona di più stiamo male, se funziona in equilibrio con gli altri stiamo bene. Non esiste un organo supremo, non esiste un organo più importate: il cosiddetto cervello non può funzionare senza i nutrienti che vengono assorbiti dall’intestino; come i muscoli volontari non agiscono senza ordine del sistema nervoso….

Queste sono le reti, insiemi di persone, organismi, “nodi” che agiscono in armonia, senza un ordine gerarchico, senza promessa di alcuna ricompensa, per conseguire l’obbiettivo ultimo da loro prefissato. E come possiamo vedere non sono realtà tanto lontane dalle nostre, ne tanto meno qualcosa da cui prendere le distanze.

Ho paura di andare a finire in polemica, ma se tutti provassimo ad emergere come rete potremmo ottenere dei grandi benefici. In primo luogo non vi sarebbero più brevetti, copyright, diritti d’autore, chiunque potrebbe fruire delle scoperte altrui ottenendo notevoli progressi in campo scientifico con conseguente progresso della società. Purtroppo si è consolidata la presenza del premio Nobel, dei brevetti e altri premi economici o promesse di gloria che sviano l’attenzione del progresso scientifico sul successo personale, in questo modo abbiamo ottenuto la privatizzazione della scienza: il ricercatore vende i propri studi ad un singolo acquirente che acquisisce il diritto di sfruttare questi studi per il proprio tornaconto economico.

Ma se provassimo a fare a meno della promessa di un premio e condividessimo ogni risultato, permetteremmo un notevole progresso in ogni campo. Se aumentiamo il numero di persone che posso sfruttare un progetto, aumentiamo il numero di ricerche, aumentiamo anche la varietà di obiettivi su cui vertono queste ricerche e, di conseguenza, aumentiamo anche il numero di risultati ottenuti.

Certamente non possiamo passare drasticamente dal sistema a cui siamo abituati alla realtà delle reti, sarebbe utopico, ma possiamo indirizzarci ad un progressivo passaggio dall’uno all’altra, basterebbe evitare di essere così gelosi dei propri successi, basterebbe cessare di essere invidiosi degli altri… potremmo cominciare a divulgare i nostri risultati senza venderli al miglior acquirente ma mettendoli a disposizione di chiunque ne abbia bisogno, concedendo la firma del “ricercatore”. In questo modo lo stesso risultato potrebbe essere migliorato da altri o applicato su altri vertici da altre persone, la firma resterebbe solamente come “lapide commemorativa” per dire << Io ho contribuito a realizzare tutto questo >>.

Non varrebbe la pena di provare ?

Embriologia

E per finire il capitolo “esame di istologia” ecco gli schemi di embriologia fatti sul “Langmann”

A proposito di istologia….

Avendo già discusso sulle difficoltà che ho incontrato nella preparazione dell’esame di istologia, ho deciso di provare a pubblicare per un periodo di rodaggio i miei schemi tratti dal Rosati.

Se verranno reputati validi, provvederò a caricarli personalmente su MedWiki. Chiedo scusa in anticipo per la calligrafia, ma ho dovuto lavorare alacremente per dedicare maggior tempo nell’esposizione orale.

Buono studio 🙂

RISORGO !

Ebbene si !

dopo mesi e mesi di inattività sono riuscito a trovare nuovamente un po’ di tempo da dedicare a questo blog. La mi assenza è stata causa in primo luogo dall’esame di istologia che, per chi non lo sapesse,è l’esame più problematico per uno studente che cerca di concludere il primo anno di medicina. La difficoltà di questo esame risiede non tanto sul carico di lavoro (630 pp di Rosati + 330 pp di Langmann) ma quanto sulle numerose nozioni da conoscere nei minimi dettagli.

L’esame di istologia non è stata l’unica causa della mia assenza da questo blog (che lo so, leggono in pochi).Dovete sapere che in estate mi trasferisco, per tutta la durata delle vacanze, a Gavinana dove ho scoperto che l’internet-key della TIM non riusciva a connettersi stabilmente (molte volte si disconnetteva misteriosamente) e con una velocità di 260Kb/sec mi rendeva molto difficile, se non addirittura impossibile, accedere a determinati siti. Premetto che il mio portatile è piuttosto vecchio, infatti mi sono finalmente deciso, visto il suo arrancare nei giorni estivi, a formattarlo (ora ammetto che, seuppur lentamente, mi consente di lavorarci sopra) e data la sua longevità mi impediva di preparare su Word un post e poi caricarlo sul blog.

Ammetto che è una ben misera giustificazione alla mia assenza. Ora che ho passato l’esame di anatomia 2, cerco di ritagliarmi qualche minuto per rispolverare questo vecchio blog.

Buon lavoro a me ^^

Pare che questa sera sia stato colpito dalla febbre del bloggher ^^.

Questo è un post in cui ho deciso di non essere il conduttore. Non sono impazzito, può suonare strana come idea, ma ultimamente mi sono reso conto che abbiamo sempre meno tempo per ascoltare le persone a noi vicine. E’ un’idea nata per gioco, quasi come scherzo, durante un breve viaggio in macchina con un amico: tante persone non hanno chi le ascolta, non sono così fortunate da avere un orecchio attento su cui sfogarsi… essendo bravi nell’ascoltare, perchè non diventiamo noi quell’orecchio ?

Sono piuttosto convinto che questo post non riceverà commenti, nel mondo di noi “ciofani” abbiamo sempre il/la migliore amico/a che ha la “sfortuna” di esserci vicino nei momenti più difficili; ma questa è una fortuna che non tutti hanno.

Invito chiunque acceda a questo blog, ovviamente se vuole, a parlare di qualsiasi situazione difficile che sta affrontando, urlare la gioia di un successo, esprimere i prorpi dubbi…  insomma qualsiasi cosa !

Ricordo ai “distratti” che nei commenti è possibile impostare la modalità anonimo, non mi interessa sapere chi siete, dove abitate, di chi parlate, i pettegolezzi non sono nel mio interesse, mi interessa ascoltare tutto ciò che avete da dire ed essere utile per qualcuno, anche se non vi conosco. Non ho la pretesa di essere capace di dissipare ogni dubbio e di risolvere ogni problema, ma so ascoltare ed a volte il solo esprimere la causa di tanto stress può alleviare un grande peso che ci portiamo appresso.

Ma lascio la parola a voi. Chi sarà il coraggioso che inaugurerà questo post ?

Fatevi sotto ^^

Recentemente sono stato colpito da un fatto di cronaca, purtroppo non ricordo i dettagli e ho paura di confondere le notizie, ma ci provo lo stesso: un giovane viene aggredito da alcuni balordi in pieno centro e nessuno dei presenti, pur essendo testimoni di tale gesto così vigliacco, ha cercato di intervenire in difesa dello sventurato nemmeno con una chiamata alle forze dell’ordine.

Siamo arrivati a questo ?

Perchè l’onesto deve temere il disonesto ?

Perchè siamo così indifferenti a ciò che succede al nostro prossimo ?

Di fronte a questi fatti ho veramente paura che siamo ormai troppo lontani l’uno dall’altro, ho veramente paura. Ma perchè siamo giunti a questo ? Un tempo non troppo lontano, nelle stesse città dove avvengono questi fatti, il problema del singolo era un problema della comunità; se un padre veniva licenziato dal lavoro, la comunità gli offriva l’assistenza necessaria affinchè trovasse un nuovo lavoro; se una donna veniva aggredita la socità si muoveva per individuare l’aggressore e provvedeva, tramite le proprie leggi è ovvio, a fare giustizia.

Non voglio fare il moralista , tantomeno il catastrofista, ma non voglio vivere in un monod dove i giusti sono delle isole affogate in un mare di disonesti. Noi onesti dobbiamo trovare la forza ed il coraggio di impedire che ciò avvenga nuovamente; se in quella piazza ci fosse stato un coraggioso che avesse almeno avvertito la questura, magari l’aggredito ora avrebbe la soddisfazione di vedere puniti i propri aggressori; se in quella via si fosse formata un cerchio di persone attorno alla scena, magari quei delinquenti ci avrebbero pensato su due volte prima di compiere questa ingiustizia.

Non so come è successo, ma il ladro, l’assassino, lo stupratore…. è riuscito a farci paura, quando dovrebbe essere lui ad avere paura di noi !

Come al solito sono la “voce fuori dal coro”. Pur essendo attivo nel mondo del volontariato, trovo menefreghisti in numero sempre maggiore… forse è proprio questo che ci ha danneggiati così profondamente. Ognuno è “impegnato” a tirare l’acqua al prorpio mulino, come si dice dalle mie parti, ed il danno a un nostro “poteziale concorrente” è solo una fonte di guadagno personale; a nessuno viene in mente che potrebbe essere il prossimo ad essere leso così vilmente.

Questo fatto di coranaca rappresenta la sconfitta della socità umana.

Eppure basterebbe così poco per avvicinarci,unirci, aiutarci. Belle parole si, ma come facciamo ? Chi ti credi di essere per riuscire a sconvolgere la vita della comunità ?

Recentemente sono giunto a conoscenza di un moto giovanile che si propone, attraverso un metodo insolito, di riavvicinarci, di ristabilire un contatto tra le persone ormai sempre più sole e sempre più abbandonate a se stesse. Purtroppo me ne sono accorto tardi e ricordo solo ora che anche nella mia città si propose timidamente questa “propaganda” ma sfortunatamente, grazie all’indifferenza della gente, non ha trovato lo spazio, ne il modo di proseguire.

Forse lo conoscete già, ma questo video mi ha risollevato molto.

Non dico di correre per strada abbracciando il maggior numero di persone, basta iniziare a guardare al prossimo con minor diffidenza e ricordarsi che magari anche lui è una persona proprio come noi. Forse così non ci sentiremo tanto soli, e forse riusciremo a far si che fatti come questo non si ripetano.