Quando ho iniziato il corso di informatica credevo che si limitasse ad un noiso percorso sull’apprendere l’utilizzo di programmi che molto difficilmente nella vita avrei mai ovuto l’occasioni di utilizzare e, di conseguenza, avrei sempre evitato.

La prima lezione mi è sembrata quasi uno scherzo: non aveva niente a che vedere con le classiche lezioni a cui ero abituato a frequentare. Quando poi è stata proposta la modalità di esame che prevedeva l’apertura di un blog, ho pensato che in breve tempo avrei superato l’esame.

La prima difficoltà di questo corso è stata proprio la parte che ritenevo fosse più facile: aprire un blog sull’argomento che più mi interessava. Dopo i primi giorni mi sono reso conto dell’enorme scoglio che dovevo superare: aprire un blog su cosa ?

Per la prima volta mi sono trovato perso di fronte ad un esame: non sapevo cosa scrivere ! Avevo tante idee perchè mi interesso a molte cose, ma quale idea era giusta ?

Ho finito col postare alcuni scritti sconclusionati e privi di alcuna connessione apparente, proprio perchè tutto d’un tratto mi sono ritrovato sprofondare in una libertà che non avevo mai incontrato prima e di cui avevo paura.

Nel mio percorso accademico ho sempre trovato dei binari su cui far scorrere la mia “fantasia” sicuro del fatto che non ci fossero pericoli nell’incontrare l’errore che mi avrebbe penalizzato nel punteggio finale. Per mia fortuna ho scoperto che ciò che mi rendeva saldo era invece la mia debolezza, l’essermi lasciato abituare a pensare in determinati schemi mi ha precluso la capacità di “pensare come avrei pensato io”.

Ho scoperto che esistono molteplici punti di vista da cui può essere osservata una cosa, e che non necessariamente dove coincidere con il mio indirizzo di studio. Ho appreso che per ammirare la bellezza di un paesaggio montano non è necessario conoscere i lunghissimi processi che hanno consentito la formazione di quel crinale e come non è necessario essere informati sulle tecniche di pittura per apprezzare un affresco. Purtroppo tendiamo a focalizzare la nostra attenzione su un oggetto con un unico punto di vista uccidendo così il fascino e la magia di un fiocco di neve riducendolo a sola H2O congelata in un freddo reticolo cristallino.

Mi sono sempre ritenuto una persona capace di “pensare fuori dagli schemi”, una persona capace di coltivare le proprie idee senza subire influenze esterne, una persona capace di ragionare con parole proprie e non tramite aneddoti o frasi dette da personaggi storici morti anni addietro (che di conseguenza, per alcuni induividui, sono necessariamente vere e quindi  infallibili).

Pur ritenendomi una persona aperta al dialogo ed a nuove idee, ho sempre ritenuto indispensabile agire contando sulle mie sole forze perchè affidarsi ad altre persone era pericoloso in quanto molte pensano solo al proprio benessere non disdegnando dell’opportunità di danneggiare il prossimo. Era una menalità che sfortunatamente ho coltivato a mie spese ed a cui mi ero rassegnato e che la competitività scolastica non ha fatto altro che allevare.

Non voglio fare un attacco ai metodi di istruzione che sono ormai diffusi in tutte le scuole, non voglio dire che il sistema non funziona e non voglio nemmeno dire che la scuola non serve, voglio semplicemente dire che è necessario coltivare una consapevolezza del Sapere.

In un primo periodo è indispensabile indirizzare e guidare uno studente nel suo indirizzo di studi, ai bambini si insegnano le nozioni fondamentali per affrontare ulteriori livelli di istruzione (francamente ritengo che sia indispensabile formare delle basi solide, guidati da un “ingegnere” della conoscenza, su cui poter erigere un edificio solido).

Dopo aver costruito le fondamenta si procede alla costruzione di un prototipo del “palazzo del Sapere” approfondendo e ampliando le conoscenze apprese nelle scuole medie inferiori.

Alle superiori dovremmo demolire il prototipo per sostituirlo con una casa costruita da noi non più studenti. Purtroppo, spesso e volentieri, c’è un ulteriore consolidamento della conoscenza finora appresa eliminando così la capacità di elaborare un’idea propria da esprimere con parole proprie. Ormai lo studente ( che sono, e che sono stato), e non l’uomo in cerca del Sapere, tende a studiare per una macchia di inchiostro scritta in un registro, e non per ampliare le sue vedute. Come se non fosse già sufficiente, nelle classi si lasciano accendere delle rivalità per il voto che sono dannose per l’individuo e per l’apprendimento.

Già alle superiori ho scoperto mio malgrado la necessità di studiare per me, non per il voto, e che l’unica persona con cui ero in competizione non poteva essera altro che me stesso.Ho appreso che la Scienza non ha mai avuto bisogno binari su cui essere indirizzata e che l’uomo ha sempre trovato il progresso senza competizione e schemi rigidi, ma solo grazie al suo ingegno.

Il vero apprendimento avviene quando l’uomo si ingegna per risolvere problemi che si presentano sul suo percorso (basti pensare alla matematica) e non quando gli viene “imposta” una soluzione. Sarebbe bello se lo studente delle superiori fosse libero di costruire un proprio percorso di studio senza alcuna imposizione/guida e sarebbe altrettanto bello se la classe discutesse sulle idee nate da così tanti percorsi diversi.

Purtroppo, però, questa idea temo resti solo a livello utopico perchè i tempi necessari per apprendere sono necessariamente più lunghi di quelli che occorrono per imparare.

Durante questo percorso ho appreso l’esistenza di un internet intelligiente non presente solo per scaricare dati e costruire ricerche scolastiche, ma sopratutto per avere coscenza del mondo che mi circonda, per informarmi, e non solo per divertirmi. Ho trovato un internet di cui posso fare a meno, un internet non indispensabile, estremamente utile, ma non fondamentale.  Ho scoperto un mondo dove non esiste competizione e che la conoscenza di uno è aiutata per migliorare o aiutare l’apprendimento di altri senza secondi fini, mondi come Medwiki e Ubuntu… mondi che mi hanno fatto capire che non tutte le idee sono utopie.

Faccio i miei complimenti ha chi è riuscito a leggere fin qui !

Sono consapevole di aver concepito un discorso molto lungo e sono altrettando coscente di aver spaziato da un argomento all’altro, ma questo è ciò che mi sento di scrivere alla “fine” di un percoso che non teminerà mai.

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